Intervento del dott. Francesco Stanzione
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In
occasione dell’Anno Giubilare della Misericordia, proclamato da Papa Francesco,
iniziato l’8 dicembre 2015 e terminato il 20 novembre 2016, l’Amministrazione
pro-tempore dell’Arciconfraternita della Morte, presieduta dal Priore Giuseppe
de Candia, coadiuvato da Giulio Pisani e Pasquale Mancini, ha voluto
organizzare un pellegrinaggio penitenziale a Roma, portando al seguito la
venerata Sacra Immagine della Pietà. Tale pellegrinaggio si è svolto domenica
22 maggio 2016, un giorno che ha visto la Venerabile Arciconfraternita della
Morte scrivere una delle pagine più belle della sua plurisecolare storia.
Il
lavoro di preparazione dell’evento è stato immane; ha coinvolto, da subito dopo
Pasqua, confratelli di tutte le età, ma soprattutto i più giovani a cui è
affidato il futuro dell’Arciconfraternita; gran parte però di quanto è stato
possibile realizzare, la si è dovuta soprattutto all’autorevole intervento,
presso varie Autorità della Capitale, del confratello Vito Cozzoli, colà
residente.
Dalla
sola Arciconfraternita della Morte sono stati organizzati undici pullman e
rilasciati oltre 1.500 “pass”, per l’accesso in Vaticano a chiunque
abbia voluto partecipare, confratelli, concittadini ed amici di altre città
vicine e meno vicine, come i confratelli dell’Arciconfraternita dell’Orazione e
Morte di N.S.G.C. di San Severo, dell’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte
di Vico del Gargano, della Confraternita della Pietà o Morte di San Nicandro
Garganico e dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Sessa Aurunca.
Grandissimi
sono stati l’entusiasmo e lo spirito di sacrificio dei confratelli che si sono
prestati ad essere presenti, ogni sera, presso l’Oratorio
dell’Arciconfraternita della Morte, ad accogliere le richieste e le esigenze di
quanti hanno voluto partecipare al pellegrinaggio.
La
mattina, dunque, di un piovoso sabato 21 maggio 2016, alle ore 7.00, la
bellissima Pietà del Maestro Giulio Cozzoli, precedentemente sistemata in una
cassa sotto la supervisione della Sovrintendenza ai Beni Culturali, è stata
caricata sul camion di una ditta specializzata, unitamente a tutto il resto che
si può vedere durante le nostre processioni pasquali (croce, baldacchino ecc.);
a questa operazione, sotto la pioggia, assistevano molti confratelli con il
volto commosso, che cercavano di contenere le lacrime. Commovente al massimo il
momento in cui il camion è partito alla volta di Roma, seguito da una scorta di
due auto: una avanti, con a bordo i giovani confratelli Ignazio Farinola,
Fedele La Forgia, Antonio Roselli ed Angelo Boccanegra; un’altra dietro, con a
bordo i meno giovani confratelli Francesco Stanzione, Mauro Spagnoletti,
Tommaso Poli e Giovanni Camporeale.
Il
viaggio in autostrada alla media di 90 chilometri orari è stato
indimenticabile, attraverso la Daunia, l’Irpinia, il Casertano, la Ciociaria,
fino all’imbocco del grande raccordo anulare che cinge la capitale d’Italia,
Roma, e grandi sono state l’apprensione e la trepidazione, degli
accompagnatori, pensando che in quel camion, con la Sacra Immagine della Pietà,
c’erano tutte le lacrime, le speranze e le storie personali delle migliaia di
confratelli che, da quel lontanissimo 26 aprile 1613, si sono affidati alla
protezione della SS. Madre dei Dolori e Madre di Dio.
Giunti
a Roma, presso la scalinata della Basilica di S. Giovanni dei Fiorentini, ad
aspettare la Madonna c’erano, con l’Amministrazione dell’Arciconfraternita
della Morte al completo, un paio di centinaia di molfettesi già arrivati nella
capitale, che hanno assistito a tutte le operazioni di trasferimento della “sacra
cassa” all’interno della chiesa in cui, nemmeno a farlo apposta, è venerata
la reliquia di un frammento del piede di Santa Maria Maddalena, Patrona
dell’Arciconfraternita della Morte. La Pietà è stata successivamente
intronizzata lateralmente al presbiterio, in un contesto artistico, pittorico e
scultoreo di grande valenza che, anziché sminuirla, ne ha aumentato la
bellezza, offrendola alla vista ed alla venerazione di turisti provenienti da
tutto il mondo.
L’indomani,
domenica mattina, dopo la Celebrazione Eucaristica officiata da Mons. Paul
Richard Gallagher, responsabile della Santa Sede per i rapporti con gli Stati,
alle ore 9.00 in punto la Pietà ha varcato la soglia della Basilica, alla volta
di Piazza S. Pietro, dove è giunta in processione alle ore 11.30, attraversando
il ponte di Castel Sant’Angelo e percorrendo Via della Conciliazione. La
processione, ugualissima anche nei tempi, a quella che abitualmente si svolge a
Molfetta nella giornata del Sabato Santo, è stata aperta dalla Bassa Musica “Città
di Molfetta” che eseguiva il ti-tè ed è stata accompagnata dal Complesso
Bandistico “Francesco Peruzzi” che eroicamente ha suonato le marce
funebri quasi ininterrottamente per sei ore, sotto una calura ormai pienamente
estiva.
Giunti
in Piazza S. Pietro e sistemata la Madonna sulle “forcelle”, tutti hanno
ascoltato il Santo Padre che, all’Angelus, con parole semplici ma efficaci, ha
illustrato ai fedeli il significato della SS. Trinità della quale quel giorno
era la Solennità Liturgica; una SS. Trinità definita come una Famiglia di Tre
Persone che si vogliono bene l’una con l’altra e della quale siamo tutti, come
per volontà del Padre Eterno al momento della creazione, immagine e
somiglianza. Ne deriva da ciò la grande responsabilità affidata all’uomo, nel
proteggere e difendere i valori della famiglia, “speculum” di
quell’armonia eterna che è nella SS. Trinità e basata sul matrimonio,
indissolubile per sua stessa natura in quanto suggellato da Dio.
Dopo
la benedizione papale è accaduto ciò che nella storia non è stato mai concesso
ad altri: la processione della Pietà è entrata solennemente nella Basilica di
S. Pietro attraverso il portone centrale, sempre chiuso ed appositamente aperto
per l’occasione. Chi ha visto aprire quel portone dall’interno, assieme a tanti
altri molfettesi, quasi non credeva ai propri occhi dinanzi al materializzarsi
dell’impossibile ... la Pietà stava varcando il maggior tempio della
Cristianità, per giungere lentamente, portata a spalla dai confratelli, fino
davanti al baldacchino del Bernini. A questo punto si è, involontariamente e
casualmente, riprodotto nella Basilica di S. Pietro il Sepolcro che si
allestisce nella Chiesa del Purgatorio il Giovedì Santo, con al centro la
Pietà, a destra S. Pietro assiso sulla Cattedra e a sinistra la grande statua
marmorea della Veronica scolpita da Francesco Mochi nel 1640 e a cui Giulio
Cozzoli si è ispirato nella realizzazione di quella portata in processione a
Molfetta.
Un
susseguirsi continuo di emozioni, sempre in crescendo che, dopo essere
transitati davanti alla tomba di Giovanni Battista Cybo, Vescovo di Molfetta
dal 16 settembre 1472 al 29 agosto 1484, salito al Soglio Pontificio con il
nome di Innocenzo VIII, è culminato con la Pietà di Giulio Cozzoli rivolta
verso quella di Michelangelo (due capolavori d’arte a confronto), prima di uscire
dalla Basilica di S. Pietro.
Per
lo stesso itinerario della mattina la processione ha fatto rientro nella
Basilica di S. Giovanni dei Fiorentini, alle ore 16.00 in punto e come da
programma, sotto un sole che aveva fatto sciogliere l’asfalto posto ad unire
tra loro i “sampietrini” che hanno reso ancor più faticoso il compito di
chi ha avuto anche il grandissimo onore di portare a spalla la Madonna.
Rientrata
in chiesa, immediatamente sono iniziate le operazioni per il “ritorno a
casa” della Sacra Icona, nuovamente scortata dagli stessi confratelli
dell’andata fino all’ultimo istante, alle ore 2.00 della notte. I pellegrini
molfettesi sono ripartiti subito con i loro pullman, ma molti devoti
confratelli della Morte sono rimasti a lavorare, dopo la fatica sostenuta, per
reimballare tutto e caricarlo sul camion. Al di là della cronaca dei fatti,
sarebbe bellissimo poter entrare nell’intimo di ciò che hanno provato i 1.500
molfettesi che hanno attraversato le strade della Città Santa al seguito di
questo bellissimo pellegrinaggio, che è stato veramente penitenziale, a
cominciare dalla fatica fisica nell’affrontare il viaggio e la processione, per
finire allo spirito con cui tutti hanno partecipato. Non è stata affatto una
sfilata a suon di marce funebri, ma un grande gesto di amore verso la Madonna
ed il suo Divin Figliolo. Non è stata una prova di forza per dimostrare che
l’Arciconfraternita della Morte è meglio di altre, ma la esteriorizzazione di
quel grande legame dei confratelli della Morte con la Madonna Addolorata, al
cui fianco si sentono protetti come i bambini dalla loro mamma.
Il 22 maggio 2016 rimarrà,
negli annali della storia, il giorno in cui l’Arciconfraternita della Morte ha
portato per le vie di Roma non solo la sua testimonianza di fede, ma l’arte, la
storia, la tradizione ed i sentimenti dell’intero popolo molfettese, che i
numerosissimi turisti stranieri hanno ammirato ed apprezzato, facendosi chissà
prendere anche dalla voglia di venire a visitare di persona i luoghi in cui si
svolge fisiologicamente quella “Grande Processione del Sabato Santo”,
fedelmente riprodotta per le vie della Città Eterna.
Francesco Stanzione
