"L' Altra Molfetta" di aprile 2020
Articolo del dott. Francesco Stanzione
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Nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio
di quest'anno, al seguito della processione della Croce, appuntamento annuale
che segna l'inizio della Quaresima a Molfetta, non avrei mai immaginato quello
che sarebbe successo nelle settimane successive, pur essendoci già stati
segnali preoccupanti circa il rischio di una epidemia da Covid 19 anche in
Italia; lo spettro di una contaminazione nel nostro Paese si era materializzato
appena quattro giorni prima, esattamente il 21 febbraio, con il primo caso
nella cittadina lombarda di Codogno, mettendo le premesse per una mai pensabile
situazione quale quella in cui siamo attualmente.
Dalla fine infatti della II Guerra
Mondiale, la mia generazione e le successive sono vissute con la sensazione che
mai nella nostra quotidianità avrebbe fatto irruzione un pericolo di questa
portata, rassicurate dall'enorme progresso raggiunto in campo scientifico che
ha sconfitto definitivamente le tante pestilenze del passato.
Eppure un invisibile, microscopico
microrganismo, della grandezza di appena 80-160 nm., comparso improvvisamente
nella lontanissima Cina pochi mesi or sono, è stato capace di mettere in
ginocchio tutte le maggiori economie mondiali, di distruggere in poco tempo
tutte le nostre certezze e di sconvolgere totalmente le nostre consolidate
abitudini.
Tra queste, ritornando a Molfetta, per
molti nostri concittadini c'è quella di prepararsi, durante la Quaresima, a
vivere intensamente la Settimana Santa, partecipando alle solenni liturgie di
questo periodo.

Conseguentemente, per evitare
assembramenti, sono state abolite tutte le S. Messe e le Celebrazioni
Liturgiche Quaresimali e della Settimana Santa e tutte le manifestazioni
religiose esterne tra le quali sono contemplate le processioni dell'Addolorata,
dei Misteri e della Pietà.
Possiamo parlare quindi di una
Quaresima abortita sul nascere e di una Settimana Santa mai concepita.
Il Presidente francese Macron, nel suo
discorso alla nazione del 16 marzo, ha detto addirittura testualmente: "siamo in guerra", dando così
l'idea della gravità del momento.
Eppure, con le misure restrittive
emanate dal Governo Italiano agli inizi della epidemia, che sarebbero terminate
il 3 aprile, si era sperato invano che la processione dell'Addolorata, in
programma quel giorno, potesse slittare al giorno seguente.
Evidentemente il 4 aprile non è una
giornata favorevole alle nostre tradizioni pasquali, giacché infatti, proprio
il 4 aprile 1941, Venerdì di Passione del primo anno di guerra per l'Italia nel
II Conflitto Mondiale, la processione dell'Addolorata non si svolse.
Stesso destino per le altre due processioni della Settimana Santa dal 1941 al 1944, con due eccezioni: il Venerdì Santo del 1943 (23 aprile) uscì il solo Cristo Morto ed il Sabato Santo 1944 (8 aprile) la sola statua della Pietà.
Stesso destino per le altre due processioni della Settimana Santa dal 1941 al 1944, con due eccezioni: il Venerdì Santo del 1943 (23 aprile) uscì il solo Cristo Morto ed il Sabato Santo 1944 (8 aprile) la sola statua della Pietà.
Mi rifaccio a quanto, anni addietro, mi
hanno rispettivamente raccontato due persone scomparse, a me molto care: il
dott. Mario Polignano (confratello di S. Stefano) ed il sig. Francesco
(Ciccillo) Azzollini (confratello e storico portatore della Morte con le sue 40
volte sotto la Pietà e 35 volte sotto l'Addolorata).
Nel 1943 Priore dell'Arciconfraternita
di S. Stefano era Michele Scardi, soprannominato "lo sceriffo" per la sua severità ed imparzialità nel
guidare il Venerabile Sodalizio, già dimostrate nella sua precedente
amministrazione dal 1922 al 1929. Questi aveva deciso che anche per quell'anno
la processione non si sarebbe tenuta e la sera del Giovedì Santo ne fece
mettere il relativo avviso accanto al portone di ingresso della chiesa (a quel
tempo la attuale porticina secondaria non c'era), piuttosto in alto affinché
nessuno lo togliesse. Dopo due anni di astinenza dalla processione un gruppo di
confratelli, tra i quali spiccava Leonardo Balacco, altra persona a me cara e
amico strettissimo di mio padre, decise di insistere presso il Priore in
maniera così veemente che alla fine "lo
sceriffo", deposte le "armi",
si convinse a far uscire la processione, ma ad una condizione: che uscisse il
solo Cristo Morto senza l'accompagnamento musicale della banda. Immediatamente fu
lo stesso Leonardo Balacco a rimediare, nonostante la sua altezza, una sedia su
cui salire per togliere l'avviso apposto precedentemente.
Fu questo il segnale per avvisare la
popolazione che la processione sarebbe uscita, anche se non alle ore 4.00 del
Venerdì Santo ma alle ore 6.00, con la sola statua di Cristo Morto e per la
durata di non più di due ore.
Immaginabile, date le circostanze
storiche, è la sensazione di profonda commozione che dovette provare il popolo
molfettese al passaggio di quel vero e proprio "funerale" di Gesù.
L'anno successivo la processione dei Misteri
non uscì e fu invece l'Arciconfraternita della Morte a consegnare alla storia
un episodio particolarissimo quanto indimenticabile.
La sera del Venerdì Santo 1944 nella
Chiesa del Purgatorio, disfatto il Sepolcro, erano state già riposte nella loro
teca le sei statue e la Pietà era stata svestita dell'abito buono e rivestita
di quello ordinario, perché non ci sarebbe stata la processione; Priore, in
quegli anni di guerra (1942/46), era Luigi Sallustio, persona decisa e dal
carattere sanguigno, molto nota in città.
Come i confratelli di S. Stefano l'anno
precedente, questa volta anche un gruppo di confratelli della Morte prese
l'iniziativa di richiedere in extremis che la processione si facesse
ugualmente, ovviamente uscendo in pieno giorno e non, come tradizione, a
mezzanotte tra il Venerdì ed il Sabato Santo.
Questi sembrò all'inizio irremovibile
ma alla fine, dopo molta ed entusiastica insistenza, cedette dicendo: "voi il Priore lo volete morto"
... ma perchè? Semplicemente perché la decisione non sarebbe dipesa da lui ma
da qualcuno molto più in alto di lui, che non era nemmeno il Vescovo, ma il
cosiddetto "Town Mayor",
cioè il comandante del Comando Militare
Alleato degli Stati Uniti, che era di stanza a Molfetta dall'estate del 1943 e
che aveva sede sul Palazzo de Lago, in piazza Garibaldi angolo Corso Umberto.
Con il seguito quindi di questi
confratelli, Luigi Sallustio si recò presso il vicino Comando Alleato per
portare la richiesta al "Town
Mayor" il quale diede il suo assenso, a condizione che la processione
uscisse in ore non notturne, che si facesse con la sola statua della Pietà e
che dalla Chiesa del Purgatorio compisse un itinerario per il solo perimetro di
piazza Garibaldi, ossia della villa comunale ormai priva della cancellata di
recinzione, fusa per dare alla Patria il ferro occorrente per la realizzazione
dei cannoni.
Immediatamente la delegazione fece
ritorno alla chiesa, furono nuovamente reclutate le signore adibite alle
operazioni di vestizione e svestizione della Madonna (appena riposta nella
teca) e in brevissimo tempo tutto fu pronto per l'uscita ... tranne che per un
particolare affatto trascurabile, dal momento che la "bussola" per i portatori non si era svolta: chi avrebbe
avuto quello storico onore di portare a spalla la Vergine Santissima?
A quel tempo i regolamenti erano molto elastici per cui, in barba a tutto e a tutti, alla fine i portatori furono designati (a detta di Ciccillo Azzollini) nell'ambito di due famiglie storiche dell'Arciconfraternita della Morte: i Ragno e gli Azzollini.
A quel tempo i regolamenti erano molto elastici per cui, in barba a tutto e a tutti, alla fine i portatori furono designati (a detta di Ciccillo Azzollini) nell'ambito di due famiglie storiche dell'Arciconfraternita della Morte: i Ragno e gli Azzollini.
Alle prime luci del Sabato Santo la
Pietà varcò la soglia della Chiesa del Purgatorio compiendo, con un passo
lentissimo dei portatori, quel breve itinerario imposto dal comandante
americano; al passaggio della processione, il Comando Militare Alleato al
completo rese gli onori militari alla Madonna dal balcone di Palazzo de Lago.
Anche molte persone attualmente
scomparse mi hanno riferito del pathos che quell'evento suscitò in chi lo ha
vissuto, e soprattutto del pianto delle tante donne che avevano perso il marito
o il figlio durante la guerra e che si riconoscevano del dolore di Maria per la
morte di Gesù.
Fin da bambino avevo sentito, da mia
nonna, di questo episodio, pur senza i particolari in seguito appresi da
Ciccillo Azzollini, e pensavo che situazioni, tali da determinare addirittura
il non svolgimento delle processioni della Settimana Santa, non si sarebbero
mai più verificate durante la mia vita.
Mai dire mai ... è successo invece.
Quest'anno in Italia non c'è chi piange
per la morte di un suo caro in guerra, ma ci sono migliaia di famiglie a cui è
venuto meno un parente a causa di questo nemico invisibile che è il Covid 19 o
Coronavirus, un nemico dal quale è difficile difendersi perché lo conosci poco
e non lo vedi.
C'è però una differenza tra quegli anni
1941/44, nei quali le processioni non si sono tenute, e quest'anno; in quel
periodo, per lo meno le funzioni religiose all'interno delle chiese si sono
svolte ... nel 2020 nemmeno quelle.
Mi permetto, a questo punto, di dare un
suggerimento, da credente e confratello.
Durante la Settimana Santa, ma
soprattutto nel triduo Pasquale, la lettura della "Passio" di tutti e quattro gli Evangelisti e la
riflessione su di essa, potrebbe servire a vivere più intimamente, ed oserei
dire più responsabilmente, le giornate legate alla sofferenza di Gesù, molto
più che sopportando il peso di una statua sulle spalle o ascoltando marce
funebri.
Avere fede in Dio non è il rimpiangere
le mancate funzioni e processioni, ma confidare nella preghiera come richiesta
di ausilio da parte del Signore, e la lettura della Scrittura è senz'altro una
delle migliori forme di preghiera.
Quindi il mio invito è a non disperare
se quest'anno non sentiremo lo "Sventurato"
o il "Dolor" o il "Conza Siegge" per la strada;
a parte che li si può ascoltare da casa con i tanti mezzi digitali che la
tecnologia ci offre (anche se non è la stessa cosa), perché la speranza,
attraverso la preghiera, di rivivere il prossimo anno la Settimana Santa con
ancor maggior intensità, in virtù della lunga attesa, dovrebbe lenire ogni
dolore ...
senza contare che questa prova a cui la
volontà di Dio ci sta sottoponendo potrebbe contribuire a farci entrare nella
prossima Quaresima convertiti nel cuore e maggiormente cristiani.