Conferenza su
"Settimana Santa in Puglia - Storia, Musica, Tradizioni"
Sala "Castello" - Bitritto (BA), 22 emarzo 2026
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Intervento del dott. Francesco Stanzione
Porgo
il mio saluto a tutti i presenti ed un particolare e riconoscente
ringraziamento all'amico Giuseppe Pasquale per la considerazione avuta nei miei
confronti, invitandomi a relazionare questa sera su quello che per me
rappresenta un punto di riferimento della mia vita: i riti della Settimana
Santa.
Parliamo quindi della Settimana Santa a Molfetta.
Molfetta è una città in cui operano attivamente ben tredici confraternite, ma quando si parla di Quaresima e di Settimana Santa, si fa riferimento necessariamente solo a due di esse: l’Arciconfraternita di S. Stefano e l’Arciconfraternita della Morte.
Parliamo quindi della Settimana Santa a Molfetta.
Molfetta è una città in cui operano attivamente ben tredici confraternite, ma quando si parla di Quaresima e di Settimana Santa, si fa riferimento necessariamente solo a due di esse: l’Arciconfraternita di S. Stefano e l’Arciconfraternita della Morte.
Senza
entrare nell’ambito di ulteriori cenni storici, diciamo che l’Arciconfraternita di S. Stefano, con sede
nella omonima Chiesa, è la gelosa custode di quelle autentiche opere d’arte
rappresentate dalle statue dei cinque Misteri portate in processione il Venerdì
Santo.
Trattasi di cinque statue lignee di pregevolissima fattura, rappresentanti Cristo nell’orto, Cristo alla colonna, Cristo alla canna, Cristo che va al Calvario (o più semplicemente il Calvario) e Cristo Morto.
La prima, Cristo all’orto, del napoletano Gaetano Larocca è del 1858, in sostituzione della precedente, deteriorata irrimediabilmente dal tarlo; le altre quattro vengono, in maniera presunta, attribuite alla scuola veneziana e ad un non meglio identificato scultore rispondente al nome di Giacomo Fielle e risalgono, secondo una leggenda, al 1525. In realtà recenti studi le hanno attribuite agli inizi del 1600.
Per quanto di mia conoscenza, sono le statue processionali più antiche esistenti in tutta l’Italia meridionale.
L’Arciconfraternita della Morte custodisce invece le otto pregevoli statue in cartapesta, realizzate dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli tra il 1906 ed il 1956, portate in processione il Venerdì di Passione (l’Addolorata) ed il Sabato Santo (S. Pietro, la Veronica, S. Maria Cleofe, S. Maria Salomè, S. Maria Maddalena, S. Giovanni e la Pietà).
Dopo questa doverosa premessa passiamo a descrivere i Riti, le Funzioni e le Processioni della Quaresima e della Settimana Santa a Molfetta.
Ritengo pleonastico dire, ma lo faccio ugualmente, che questo è il periodo più atteso dai molfettesi, così come lo è sicuramente per voi a Bitritto.
Iniziamo a parlare della Quaresima, che inizia come tutti sappiamo il mercoledì delle Ceneri, ma a Molfetta si può dire che inizi la domenica prima, mentre cioè è ancora in corso il carnevale.
Infatti nella chiesa di S. Stefano, nella mattinata, si procede alla esposizione della statua di Cristo all’orto, per prepararla a quella che sarà la Funzione del primo Venerdì di Quaresima, cosa di cui parleremo tra poco.
Questa cerimonia, che si ripete ogni domenica di Quaresima per ognuna delle altre statue, è particolarmente importante in quel giorno, in quanto si deve mettere sull’alberello di Cristo all’orto la cosiddetta “frasca”.
La “frasca” è un insieme di rami di ulivo provenienti da un albero che i confratelli dell’Assunta, portatori della statua del Cristo all’orto durante la processione dei Misteri, curano in una particolare maniera, affinché sia ancora carico di olive, anche fuori stagione.
Trattasi di cinque statue lignee di pregevolissima fattura, rappresentanti Cristo nell’orto, Cristo alla colonna, Cristo alla canna, Cristo che va al Calvario (o più semplicemente il Calvario) e Cristo Morto.
La prima, Cristo all’orto, del napoletano Gaetano Larocca è del 1858, in sostituzione della precedente, deteriorata irrimediabilmente dal tarlo; le altre quattro vengono, in maniera presunta, attribuite alla scuola veneziana e ad un non meglio identificato scultore rispondente al nome di Giacomo Fielle e risalgono, secondo una leggenda, al 1525. In realtà recenti studi le hanno attribuite agli inizi del 1600.
Per quanto di mia conoscenza, sono le statue processionali più antiche esistenti in tutta l’Italia meridionale.
L’Arciconfraternita della Morte custodisce invece le otto pregevoli statue in cartapesta, realizzate dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli tra il 1906 ed il 1956, portate in processione il Venerdì di Passione (l’Addolorata) ed il Sabato Santo (S. Pietro, la Veronica, S. Maria Cleofe, S. Maria Salomè, S. Maria Maddalena, S. Giovanni e la Pietà).
Dopo questa doverosa premessa passiamo a descrivere i Riti, le Funzioni e le Processioni della Quaresima e della Settimana Santa a Molfetta.
Ritengo pleonastico dire, ma lo faccio ugualmente, che questo è il periodo più atteso dai molfettesi, così come lo è sicuramente per voi a Bitritto.
Iniziamo a parlare della Quaresima, che inizia come tutti sappiamo il mercoledì delle Ceneri, ma a Molfetta si può dire che inizi la domenica prima, mentre cioè è ancora in corso il carnevale.
Infatti nella chiesa di S. Stefano, nella mattinata, si procede alla esposizione della statua di Cristo all’orto, per prepararla a quella che sarà la Funzione del primo Venerdì di Quaresima, cosa di cui parleremo tra poco.
Questa cerimonia, che si ripete ogni domenica di Quaresima per ognuna delle altre statue, è particolarmente importante in quel giorno, in quanto si deve mettere sull’alberello di Cristo all’orto la cosiddetta “frasca”.
La “frasca” è un insieme di rami di ulivo provenienti da un albero che i confratelli dell’Assunta, portatori della statua del Cristo all’orto durante la processione dei Misteri, curano in una particolare maniera, affinché sia ancora carico di olive, anche fuori stagione.
Entriamo
quindi nel vivo dell’argomento “Quaresima”
con:
Il Rito della Croce
Tutto inizia nella mezzanotte esatta tra l’ultimo giorno di Carnevale (martedì) ed il primo di Quaresima, il mercoledì delle Ceneri, quando dal Purgatorio esce la processione della Croce, mentre il campanone della Cattedrale scandisce trentatre lenti rintocchi, accompagnato dalle campane delle altre chiese della città; infatti una grande Croce, quella che poi aprirà i sacri cortei dell’Addolorata e della Pietà, sorretta da un confratello della Morte incappucciato, con a lato altri due che reggono ognuno un fanale, ne percorre lo stesso itinerario per terminare al Calvario. Da qui, dopo una breve omelia, seguita dalla benedizione impartita dal Padre Spirituale dell’Arciconfraternita della Morte, si ritorna al Purgatorio.
Per tutta la sua durata la processione, così come quelle della Settimana Santa, viene aperta da un quartetto di musicanti che esegue una antica melodia orientaleggiante in cui il rullo del tamburo, intervallato dal colpo ritmico della grancassa, fa da accompagnamento al flauto; alla fine di questo motivo, vi sono gli squilli di una tromba, quelli che costituiscono il cosiddetto “ti – tè”.
Il Rito della Croce
Tutto inizia nella mezzanotte esatta tra l’ultimo giorno di Carnevale (martedì) ed il primo di Quaresima, il mercoledì delle Ceneri, quando dal Purgatorio esce la processione della Croce, mentre il campanone della Cattedrale scandisce trentatre lenti rintocchi, accompagnato dalle campane delle altre chiese della città; infatti una grande Croce, quella che poi aprirà i sacri cortei dell’Addolorata e della Pietà, sorretta da un confratello della Morte incappucciato, con a lato altri due che reggono ognuno un fanale, ne percorre lo stesso itinerario per terminare al Calvario. Da qui, dopo una breve omelia, seguita dalla benedizione impartita dal Padre Spirituale dell’Arciconfraternita della Morte, si ritorna al Purgatorio.
Per tutta la sua durata la processione, così come quelle della Settimana Santa, viene aperta da un quartetto di musicanti che esegue una antica melodia orientaleggiante in cui il rullo del tamburo, intervallato dal colpo ritmico della grancassa, fa da accompagnamento al flauto; alla fine di questo motivo, vi sono gli squilli di una tromba, quelli che costituiscono il cosiddetto “ti – tè”.
Durante la Quaresima, sia l’Arciconfraternita di S. Stefano che quella della
Morte, curano lo svolgimento di alcune particolari e tradizionali Sacre
Funzioni religiose.
La prima di queste Funzioni Quaresimali si svolge presso la Chiesa di S. Stefano ed è:
Il Pio Esercizio dei Cinque Venerdì
Ogni Venerdì di Quaresima viene esposto, come già detto, uno dei Misteri.
Si inizia quindi con Cristo all’orto, poi con Cristo alla colonna e così via.
Vi è prima la celebrazione della S. Messa e, subito dopo, il Pio Esercizio che consiste in una iniziale considerazione del Mistero che si celebra quella sera, seguita da un coro a tre voci, che interpreta l’“Invito di Gesù alla sua Passione”, comune ad ognuno dei Venerdì.
Poi, dopo un’altra orazione, vi è ancora un canto dedicato a quel particolare Mistero.
Sia il primo che il secondo canto sono delle romanze ottocentesche composte dal nostro concittadino Giuseppe Peruzzi.
Seguono il “Vexilla Regis Prodeunt”, la benedizione con la Reliquia del Legno Santo ed infine l’“Inno al Santo Legno della Croce”.
La prima di queste Funzioni Quaresimali si svolge presso la Chiesa di S. Stefano ed è:
Il Pio Esercizio dei Cinque Venerdì
Ogni Venerdì di Quaresima viene esposto, come già detto, uno dei Misteri.
Si inizia quindi con Cristo all’orto, poi con Cristo alla colonna e così via.
Vi è prima la celebrazione della S. Messa e, subito dopo, il Pio Esercizio che consiste in una iniziale considerazione del Mistero che si celebra quella sera, seguita da un coro a tre voci, che interpreta l’“Invito di Gesù alla sua Passione”, comune ad ognuno dei Venerdì.
Poi, dopo un’altra orazione, vi è ancora un canto dedicato a quel particolare Mistero.
Sia il primo che il secondo canto sono delle romanze ottocentesche composte dal nostro concittadino Giuseppe Peruzzi.
Seguono il “Vexilla Regis Prodeunt”, la benedizione con la Reliquia del Legno Santo ed infine l’“Inno al Santo Legno della Croce”.
A cura invece dell’Arciconfraternita della Morte è:
Il Pio Esercizio a Maria S.S. della Pietà
Durante le prime quattro domeniche di Quaresima si svolge il Pio Esercizio a Maria S.S. della Pietà, esponendo la Sacra Immagine della Vergine che tiene in grembo il corpo esanime del Figlio.
Il Pio esercizio, preceduto dalla S. Messa, consiste di cinque invocazioni a Cristo e alla Madonna, intervallate da tre romanze cantate da un duetto formato da un tenore e da un baritono: “Questo è il Calvario e quella è la sanguinea Croce”, “Torni alle mura ingrate” e “Madre che il Figlio gemi”.
Seguono il canto del “Vexilla” e la benedizione con la reliquia del Legno Santo. Al termine viene cantato il “De profundis”.
Il Pio Esercizio a Maria S.S. della Pietà
Durante le prime quattro domeniche di Quaresima si svolge il Pio Esercizio a Maria S.S. della Pietà, esponendo la Sacra Immagine della Vergine che tiene in grembo il corpo esanime del Figlio.
Il Pio esercizio, preceduto dalla S. Messa, consiste di cinque invocazioni a Cristo e alla Madonna, intervallate da tre romanze cantate da un duetto formato da un tenore e da un baritono: “Questo è il Calvario e quella è la sanguinea Croce”, “Torni alle mura ingrate” e “Madre che il Figlio gemi”.
Seguono il canto del “Vexilla” e la benedizione con la reliquia del Legno Santo. Al termine viene cantato il “De profundis”.
Con il Venerdì antecedente quella che un tempo si chiamava Settimana di
Passione inizia invece:
Il Settenario a Maria S.S. Addolorata
Il Settenario all’Addolorata si svolge in tutte le chiese di Molfetta, con diverse modalità e orari, ma le due chiese in cui viene più solennemente celebrato sono S. Stefano ed il Purgatorio.
Pur essendo il Settenario che si svolge presso S. Stefano praticamente uguale a quello che contemporaneamente si svolge nel Purgatorio, è senz’altro quest’ ultimo il più seguito e caro ai molfettesi, anche perché viene esposta la statua della Beata Vergine Addolorata che sarà poi portata in processione.
Il martedì antecedente l’inizio del Settenario, nella chiesa del Purgatorio viene riposta nella sua teca la statua della Pietà e si espone quella della Addolorata.
Vi è tutto un rituale per questa occasione, ed il centro di tutto è senz’altro la vestizione della Vergine con l’abito della processione, a cura delle mogli degli Amministratori della Confraternita, assistite dal Consiglio e dalle Zelatrici della Associazione di Maria S.S. Addolorata che, con l’Arciconfraternita della Morte, condivide l’uso della Chiesa del Purgatorio.
Nessun uomo può assistervi, così come le bambine e le donne nubili.
A proposito di questo rituale voglio riferire un particolare di cui pochissimi sono a conoscenza e le cui origini o motivazioni, io stesso non conosco, pur essendo stato Priore dell’Arciconfraternita della Morte per oltre sei anni, tra il 2004 ed il 2010.
Quando la statua dell’Addolorata viene rimossa dalla sua teca, viene da lì portata nella sacrestia dove, a porte chiuse, sarà vestita con gli abiti della processione. A spostarla dalla sua abituale collocazione sono i due Componenti della Amministrazione della Morte, che la prendono per la base, ed il Priore che la abbraccia a sé ponendone la testa sulla spalla, e con una mano ne copre il viso durante tutto il breve tragitto dalla cosiddetta “stanza delle Statue” fino alla sacrestia.
Perché il Priore debba coprire il viso dell’Addolorata, lo ripeto, non lo so; so che si fa e basta … ma d’altro canto il bello di tante cose è proprio quello di essere avvolte da un alone di mistero… o no?
Il Settenario dura una settimana e si conclude il giovedì prima della processione. È articolato alla stessa maniera del Pio Esercizio alla Pietà, ma, diversamente da questo, si tiene anche la mattina, in forma meno solenne che la sera; consiste di sette invocazioni rivolte solo alla Madonna e di quattro romanze invece di tre, ugualmente cantate da un tenore e da un baritono. Queste non sono fisse, ma vi è un relativamente vasto repertorio di musiche che vengono eseguite alternativamente ogni sera, composte da autori molfettesi del tardo 800, quali Vincenzo Valente, Saverio Calò, Sergio Panunzio, Giuseppe e Francesco Peruzzi.
Il Settenario a Maria S.S. Addolorata
Il Settenario all’Addolorata si svolge in tutte le chiese di Molfetta, con diverse modalità e orari, ma le due chiese in cui viene più solennemente celebrato sono S. Stefano ed il Purgatorio.
Pur essendo il Settenario che si svolge presso S. Stefano praticamente uguale a quello che contemporaneamente si svolge nel Purgatorio, è senz’altro quest’ ultimo il più seguito e caro ai molfettesi, anche perché viene esposta la statua della Beata Vergine Addolorata che sarà poi portata in processione.
Il martedì antecedente l’inizio del Settenario, nella chiesa del Purgatorio viene riposta nella sua teca la statua della Pietà e si espone quella della Addolorata.
Vi è tutto un rituale per questa occasione, ed il centro di tutto è senz’altro la vestizione della Vergine con l’abito della processione, a cura delle mogli degli Amministratori della Confraternita, assistite dal Consiglio e dalle Zelatrici della Associazione di Maria S.S. Addolorata che, con l’Arciconfraternita della Morte, condivide l’uso della Chiesa del Purgatorio.
Nessun uomo può assistervi, così come le bambine e le donne nubili.
A proposito di questo rituale voglio riferire un particolare di cui pochissimi sono a conoscenza e le cui origini o motivazioni, io stesso non conosco, pur essendo stato Priore dell’Arciconfraternita della Morte per oltre sei anni, tra il 2004 ed il 2010.
Quando la statua dell’Addolorata viene rimossa dalla sua teca, viene da lì portata nella sacrestia dove, a porte chiuse, sarà vestita con gli abiti della processione. A spostarla dalla sua abituale collocazione sono i due Componenti della Amministrazione della Morte, che la prendono per la base, ed il Priore che la abbraccia a sé ponendone la testa sulla spalla, e con una mano ne copre il viso durante tutto il breve tragitto dalla cosiddetta “stanza delle Statue” fino alla sacrestia.
Perché il Priore debba coprire il viso dell’Addolorata, lo ripeto, non lo so; so che si fa e basta … ma d’altro canto il bello di tante cose è proprio quello di essere avvolte da un alone di mistero… o no?
Il Settenario dura una settimana e si conclude il giovedì prima della processione. È articolato alla stessa maniera del Pio Esercizio alla Pietà, ma, diversamente da questo, si tiene anche la mattina, in forma meno solenne che la sera; consiste di sette invocazioni rivolte solo alla Madonna e di quattro romanze invece di tre, ugualmente cantate da un tenore e da un baritono. Queste non sono fisse, ma vi è un relativamente vasto repertorio di musiche che vengono eseguite alternativamente ogni sera, composte da autori molfettesi del tardo 800, quali Vincenzo Valente, Saverio Calò, Sergio Panunzio, Giuseppe e Francesco Peruzzi.
L’ultima
sera del Settenario, dopo il termine della Sacra Funzione, la banda esegue un
concerto di sei marce funebri di fianco alla Chiesa del Purgatorio.
La processione dell’Addolorata
Il Venerdì antecedente la domenica della Palme, un tempo chiamato di Passione, dalle sei del mattino fino alle undici, nel Purgatorio vi sono S. Messe ogni ora.
A mezzogiorno la chiesa viene chiusa e si procede alla preparazione della Sacra Immagine dell’Addolorata; infatti alle ore 15.30 finalmente il portone viene spalancato per dare inizio alla tanto attesa processione.
Precedono tre giovanotti in frak chiamati Stradari: essi aprono il sacro corteo.
Segue il palliotto, che è l’insegna dell’ Arciconfraternita della Morte, nero con stelle in oro, indi la Croce con a latere i due fanali; questi simboli vengono retti da giovani confratelli incappucciati.
Subito dopo segue lo stendardo della Associazione Femminile, le Socie ed i Confratelli.
Gli Stradari sono preceduti dal quartetto di musicanti che esegue la stessa melodia della processione della Croce, di inizio Quaresima: il “ti – tè”.
Intanto la banda esegue nella mezzora che precede l’uscita della Madonna le marce funebri “I funerali di Alessandro Manzoni” e “Jone”.
Poco prima delle 16,00 viene portato fuori il baldacchino, sorretto da otto confratelli, da sotto il quale, dopo essere stato innalzato, passerà il simulacro dell'Addolorata, portata a spalla da quattro confratelli incappucciati. Le note della marcia funebre “Sventurato”, del molfettese Vincenzo Valente, accompagnano l’uscita della Vergine.
La processione si dirige subito in Molfetta Vecchia, uscendone dall’Arco, per proseguire il suo lungo itinerario, che si svolge comunque tutto nella parte più antica della città.
Tutto terminerà intorno alla mezzanotte, dopo otto ore di processione, quando la Madonna rientra in chiesa con le note dello Stabat Mater.
È importante riferire che durante l’itinerario vi sono molti punti fissi in cui vengono suonate sempre le stesse marce funebri, come ad esempio “Fatalità” quando la Madonna esce dall’Arco della città vecchia, il “Conza Siegge” in via Sigismondo, il “Triste Tramonto” al largo Domenico Picca, lo “Stabat Mater” in via Annunziata ed alla ritirata, il “Simon Boccanegra” in piazza Cappuccini, il “Palmieri” e il “De Candia” in via Margherita di Savoia e così via.
La processione dell’Addolorata
Il Venerdì antecedente la domenica della Palme, un tempo chiamato di Passione, dalle sei del mattino fino alle undici, nel Purgatorio vi sono S. Messe ogni ora.
A mezzogiorno la chiesa viene chiusa e si procede alla preparazione della Sacra Immagine dell’Addolorata; infatti alle ore 15.30 finalmente il portone viene spalancato per dare inizio alla tanto attesa processione.
Precedono tre giovanotti in frak chiamati Stradari: essi aprono il sacro corteo.
Segue il palliotto, che è l’insegna dell’ Arciconfraternita della Morte, nero con stelle in oro, indi la Croce con a latere i due fanali; questi simboli vengono retti da giovani confratelli incappucciati.
Subito dopo segue lo stendardo della Associazione Femminile, le Socie ed i Confratelli.
Gli Stradari sono preceduti dal quartetto di musicanti che esegue la stessa melodia della processione della Croce, di inizio Quaresima: il “ti – tè”.
Intanto la banda esegue nella mezzora che precede l’uscita della Madonna le marce funebri “I funerali di Alessandro Manzoni” e “Jone”.
Poco prima delle 16,00 viene portato fuori il baldacchino, sorretto da otto confratelli, da sotto il quale, dopo essere stato innalzato, passerà il simulacro dell'Addolorata, portata a spalla da quattro confratelli incappucciati. Le note della marcia funebre “Sventurato”, del molfettese Vincenzo Valente, accompagnano l’uscita della Vergine.
La processione si dirige subito in Molfetta Vecchia, uscendone dall’Arco, per proseguire il suo lungo itinerario, che si svolge comunque tutto nella parte più antica della città.
Tutto terminerà intorno alla mezzanotte, dopo otto ore di processione, quando la Madonna rientra in chiesa con le note dello Stabat Mater.
È importante riferire che durante l’itinerario vi sono molti punti fissi in cui vengono suonate sempre le stesse marce funebri, come ad esempio “Fatalità” quando la Madonna esce dall’Arco della città vecchia, il “Conza Siegge” in via Sigismondo, il “Triste Tramonto” al largo Domenico Picca, lo “Stabat Mater” in via Annunziata ed alla ritirata, il “Simon Boccanegra” in piazza Cappuccini, il “Palmieri” e il “De Candia” in via Margherita di Savoia e così via.
La ritirata della processione dell’Addolorata prelude all'inizio della
Settimana Santa con
La domenica delle Palme
Dal pomeriggio di questo giorno, sia nella Chiesa del Purgatorio che in quella di S. Stefano, iniziano i lavori per la realizzazione dei Sepolcri, ossia della esposizione solenne delle statue processionali per la sera del Giovedì Santo.
Nella tarda serata invece, l'Arciconfraternita della Morte organizza un tradizionale concerto di marce funebri a piè fermo, sempre di fianco alla Chiesa del Purgatorio, durante il quale vengono eseguiti altri sei brani del nostro vasto repertorio musicale della Settimana Santa.
La
sera del Mercoledì Santo in S.
Stefano, con il Sepolcro dei cinque Misteri già allestito, si svolge l'Ufficio
delle Tenebre, un antico rito caratterizzato dallo spegnimento, al termine
di ogni canto, di quindici candele poste su una "saettia", uno speciale candelabro di forma triangolare,
e dal "terremoto" o "strepitus". Infatti nel
momento in cui, alla fine dell'ufficio, viene spenta l'ultima candela, nella totale oscurità si battono le sedie per terra,
producendo appunto uno strepito.
Il
Giovedì Santo sera è la volta della
visita ai Sepolcri o Repositori.
Ovviamente le chiese più frequentate, dopo la funzione della "Coena Domini", sono il Purgatorio e S. Stefano dove, come già detto, sono esposte le statue che da lì a poco andranno in processione.
La
processione del Venerdì Santo o dei Misteri
Ed eccoci alle prime ore del Venerdì Santo allorquando, alle ore 03.30 in punto si apre il portone della chiesa di S. Stefano ed appaiono i tre stradari, seguiti dal palliotto dell’Arciconfraternita di S. Stefano dietro cui, immediatamente, vi è la Croce con al lato i due fanali.
Tutto intorno è buio, dal momento che viene spenta anche la pubblica illuminazione.
Contemporaneamente la banda inizia a suonare la marcia funebre “Varcheceddare” alla quale seguirà “La Maledetta”.
Ecco quindi che cominciano ad uscire i primi confratelli: sono quelli della Confraternita dell’Assunta, che portano a spalla il Cristo all’orto che reca sulla base un vero e proprio albero d’ulivo. È bellissimo vedere in quale maniera esce tutta quella massa di rami attraverso il piccolo portone della chiesa di S. Stefano.
Nell’ordine escono poi Cristo alla colonna, portato dalla Confraternita della Madonna del Buon Consiglio, Cristo alla canna, portato dalla Confraternita della Purificazione, il Calvario, portato dalla Confraternita della Visitazione ed infine fa la sua comparsa il baldacchino portato dai confratelli di S. Stefano, portatori anche del Cristo Morto i cui piedi varcano la soglia della chiesa alle ore 04.00 in punto.
Le tristi note della marcia “Conza Siegge” del concittadino VincenzoValente fanno da colonna sonora a quel momento così intenso e pregno insieme di commozione, preghiera e tantissimi ricordi delle persone più care che non sono più.
La processione si avvia, attraverso l’Arco della città vecchia, per la stretta e sconnessa via Amente e, dopo essere uscita su piazza Municipio, passa davanti alla Chiesa del Purgatorio, voltando ad essa le spalle e, allineandosi sul lungo rettilineo di via Dante e della banchina S. Domenico, si inoltra nel cuore della città per percorrere un itinerario che è grosso modo simile a quello delle processioni dell’Arciconfraternita della Morte.
L’ attraversamento della banchina S. Domenico rappresenta un altro dei momenti più belli di tutta la processione, allorquando le prime luci dell’alba cominciano ad evidenziare tutta la bellezza dei cinque Misteri.
Anche per questa processione vengono eseguite alcune marce funebri, sempre negli stessi punti dell’ itinerario: “Ultimo Addio” all’imbocco di Via Dante, “Povera Rosa” alla banchina S. Domenico, “Amleto” alla salita di via S. Benedetto… insomma si può dire che anno dopo anno vengono suonate sempre le stesse le marce funebri e sempre nello stesso posto, e ciò da oltre un secolo e mezzo, cioè da quando sono comparse le bande nelle processioni pasquali.
La processione si ritira intorno alle ore 13.00 e le note della marcia funebre “Palmieri” ne scandiscono gli ultimi momenti.
La domenica delle Palme
Dal pomeriggio di questo giorno, sia nella Chiesa del Purgatorio che in quella di S. Stefano, iniziano i lavori per la realizzazione dei Sepolcri, ossia della esposizione solenne delle statue processionali per la sera del Giovedì Santo.
Nella tarda serata invece, l'Arciconfraternita della Morte organizza un tradizionale concerto di marce funebri a piè fermo, sempre di fianco alla Chiesa del Purgatorio, durante il quale vengono eseguiti altri sei brani del nostro vasto repertorio musicale della Settimana Santa.
Ovviamente le chiese più frequentate, dopo la funzione della "Coena Domini", sono il Purgatorio e S. Stefano dove, come già detto, sono esposte le statue che da lì a poco andranno in processione.
Ed eccoci alle prime ore del Venerdì Santo allorquando, alle ore 03.30 in punto si apre il portone della chiesa di S. Stefano ed appaiono i tre stradari, seguiti dal palliotto dell’Arciconfraternita di S. Stefano dietro cui, immediatamente, vi è la Croce con al lato i due fanali.
Tutto intorno è buio, dal momento che viene spenta anche la pubblica illuminazione.
Contemporaneamente la banda inizia a suonare la marcia funebre “Varcheceddare” alla quale seguirà “La Maledetta”.
Ecco quindi che cominciano ad uscire i primi confratelli: sono quelli della Confraternita dell’Assunta, che portano a spalla il Cristo all’orto che reca sulla base un vero e proprio albero d’ulivo. È bellissimo vedere in quale maniera esce tutta quella massa di rami attraverso il piccolo portone della chiesa di S. Stefano.
Nell’ordine escono poi Cristo alla colonna, portato dalla Confraternita della Madonna del Buon Consiglio, Cristo alla canna, portato dalla Confraternita della Purificazione, il Calvario, portato dalla Confraternita della Visitazione ed infine fa la sua comparsa il baldacchino portato dai confratelli di S. Stefano, portatori anche del Cristo Morto i cui piedi varcano la soglia della chiesa alle ore 04.00 in punto.
Le tristi note della marcia “Conza Siegge” del concittadino VincenzoValente fanno da colonna sonora a quel momento così intenso e pregno insieme di commozione, preghiera e tantissimi ricordi delle persone più care che non sono più.
La processione si avvia, attraverso l’Arco della città vecchia, per la stretta e sconnessa via Amente e, dopo essere uscita su piazza Municipio, passa davanti alla Chiesa del Purgatorio, voltando ad essa le spalle e, allineandosi sul lungo rettilineo di via Dante e della banchina S. Domenico, si inoltra nel cuore della città per percorrere un itinerario che è grosso modo simile a quello delle processioni dell’Arciconfraternita della Morte.
L’ attraversamento della banchina S. Domenico rappresenta un altro dei momenti più belli di tutta la processione, allorquando le prime luci dell’alba cominciano ad evidenziare tutta la bellezza dei cinque Misteri.
Anche per questa processione vengono eseguite alcune marce funebri, sempre negli stessi punti dell’ itinerario: “Ultimo Addio” all’imbocco di Via Dante, “Povera Rosa” alla banchina S. Domenico, “Amleto” alla salita di via S. Benedetto… insomma si può dire che anno dopo anno vengono suonate sempre le stesse le marce funebri e sempre nello stesso posto, e ciò da oltre un secolo e mezzo, cioè da quando sono comparse le bande nelle processioni pasquali.
La processione si ritira intorno alle ore 13.00 e le note della marcia funebre “Palmieri” ne scandiscono gli ultimi momenti.
La processione del Sabato Santo o della Pietà
Il Sabato Santo alle ore 11.15 si spalanca il portone della Chiesa del Purgatorio e, con le stesse modalità dell’Addolorata, incomincia a prendere corpo quella che viene definita la processione della Pietà che però non si dirige nella città vecchia ma procede diritta per via Dante, chiamata il Borgo.
Apre il solito quartetto di musicanti, seguito dagli Stradari, dal Paliotto e dalla Croce con i due fanali; subito dopo la statua di San Pietro, portato dalla Confraternita di Maria S.S. Assunta.
A seguire la Veronica, portata dalla Confraternita del Carmine, S. Maria Cleofe, portata dalla Confraternita della Purificazione, S. Maria Salomè, portata dalla Confraternita della Madonna di Loreto, S. Maria Maddalena, portata dalla Confraternita dell’Immacolata e S. Giovanni, portato dalla Confraternita di S. Antonio.
Durante l’ uscita delle Statue, la banda suona prima la marcia funebre “Gatti” e poi “Perduta”.
A mezzogiorno la banda intona le note della marcia “Dolor”, allorquando compare sul sagrato della chiesa la monumentale immagine della Pietà, portata dai confratelli della Morte.
La lunga fila dei confratelli della Morte è chiusa dai tre componenti l’Amministrazione (Priore, 1° e 2° Componente) che precedono immediatamente la banda.
Dopo “Dolor” viene eseguita la marcia “Patetica”, dinanzi alla casa del suo compositore Francesco Peruzzi, e la processione si inoltra per lo stesso itinerario di quella del venerdì precedente.
Alla ritirata, prevista intorno alle ore 21.00, la statua della Pietà viene portata a spalla dai sacerdoti, in cotta e stola, che la prendono in consegna poco dopo il mercato del pesce, in via Dante, in un punto chiamato “Chezzelicchie”, dal nome di un bar lì esistente moltissimi anni addietro.
Le note dello “Stabat Mater” suggellano la fine della Settimana Santa molfettese, allorquando dopo la Pietà vengono ritirate in chiesa le altre statue in ordine inverso a quello dell’uscita e il portone viene immediatamente chiuso.
Un lungo anno deve a questo punto passare, prima di rivivere quelle stesse emozioni che ciclicamente segnano la vita di tanti appassionati di questa nostra grande e bellissima tradizione che è la Settimana Santa molfettese.
Il Sabato Santo alle ore 11.15 si spalanca il portone della Chiesa del Purgatorio e, con le stesse modalità dell’Addolorata, incomincia a prendere corpo quella che viene definita la processione della Pietà che però non si dirige nella città vecchia ma procede diritta per via Dante, chiamata il Borgo.
Apre il solito quartetto di musicanti, seguito dagli Stradari, dal Paliotto e dalla Croce con i due fanali; subito dopo la statua di San Pietro, portato dalla Confraternita di Maria S.S. Assunta.
A seguire la Veronica, portata dalla Confraternita del Carmine, S. Maria Cleofe, portata dalla Confraternita della Purificazione, S. Maria Salomè, portata dalla Confraternita della Madonna di Loreto, S. Maria Maddalena, portata dalla Confraternita dell’Immacolata e S. Giovanni, portato dalla Confraternita di S. Antonio.
Durante l’ uscita delle Statue, la banda suona prima la marcia funebre “Gatti” e poi “Perduta”.
A mezzogiorno la banda intona le note della marcia “Dolor”, allorquando compare sul sagrato della chiesa la monumentale immagine della Pietà, portata dai confratelli della Morte.
La lunga fila dei confratelli della Morte è chiusa dai tre componenti l’Amministrazione (Priore, 1° e 2° Componente) che precedono immediatamente la banda.
Dopo “Dolor” viene eseguita la marcia “Patetica”, dinanzi alla casa del suo compositore Francesco Peruzzi, e la processione si inoltra per lo stesso itinerario di quella del venerdì precedente.
Alla ritirata, prevista intorno alle ore 21.00, la statua della Pietà viene portata a spalla dai sacerdoti, in cotta e stola, che la prendono in consegna poco dopo il mercato del pesce, in via Dante, in un punto chiamato “Chezzelicchie”, dal nome di un bar lì esistente moltissimi anni addietro.
Le note dello “Stabat Mater” suggellano la fine della Settimana Santa molfettese, allorquando dopo la Pietà vengono ritirate in chiesa le altre statue in ordine inverso a quello dell’uscita e il portone viene immediatamente chiuso.
Un lungo anno deve a questo punto passare, prima di rivivere quelle stesse emozioni che ciclicamente segnano la vita di tanti appassionati di questa nostra grande e bellissima tradizione che è la Settimana Santa molfettese.
Prima di concludere vorrei inoltre ricordare
che a Molfetta gli itinerari di tutte le processioni della Settimana Santa sono
rimasti immutati dall'anno 1911, allorquando il percorso fu ampliato a seguito
della accresciuta estensione del nucleo cittadino, e che non comprendono
assolutamente la parte più moderna della città.
Avrete dunque sin qui notato che, nel parlare delle Funzioni e delle Processioni, sono stato molto dettagliato e, a questo proposito voglio rimarcare che il resistere alle ingiurie dei nostri tempi da parte di queste tradizioni, è dovuto proprio alla pedissequa ripetizione , anno dopo anno, di tutti i particolari riferiti (funzioni, gesti, musiche ed itinerari).
Concludo ripetendo ciò che dico sempre alla fine di tutti i miei interventi sulla Settimana Santa di Molfetta... ma questo vale per tutte le altre realtà: rimuovere anche uno solo di questi tasselli, significherebbe iniziare un’opera che un po’ alla volta, nel tempo, potrebbe essere demolitrice.
Avrete dunque sin qui notato che, nel parlare delle Funzioni e delle Processioni, sono stato molto dettagliato e, a questo proposito voglio rimarcare che il resistere alle ingiurie dei nostri tempi da parte di queste tradizioni, è dovuto proprio alla pedissequa ripetizione , anno dopo anno, di tutti i particolari riferiti (funzioni, gesti, musiche ed itinerari).
Concludo ripetendo ciò che dico sempre alla fine di tutti i miei interventi sulla Settimana Santa di Molfetta... ma questo vale per tutte le altre realtà: rimuovere anche uno solo di questi tasselli, significherebbe iniziare un’opera che un po’ alla volta, nel tempo, potrebbe essere demolitrice.
Francesco Stanzione
