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FESTE E RITI D' ITALIA - Vol. 1 SUD

DE LUCA EDITORE - Roma (2009)

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Scheda Monografica a cura del
dott. Francesco Stanzione
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MARIA SS. ADDOLORATA - Il culto ai dolori di Maria SS. nella Arciconfraternita della Morte di Molfetta.

Foto: dott. Francesco Stanzione
Priore Arciconfraternita della Morte (2009)

La Madonna è venerata nella Cristianità con un culto espresso in vari titoli, tra i quali il più sentito, sicuramente perché più vicino alla realtà umana, è quello di Maria SS. Addolorata.
La devozione alla Madonna Addolorata trae origine dai passi del Vangelo nei quali si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, al momento della Crocifissione.
Essa iniziò a diffondersi verso la fine dell’ XI secolo ed infatti nel Medio Evo si estrinsecò nel popolarissimo “Stabat Mater” in latino, attribuito al Beato Jacopone da Todi, che in lingua volgare compose anche le famose “Laudi”; da questa devozione ebbe origine la festa dei “Sette Dolori di Maria SS.”.
A metà del secolo XIII, esattamente nel 1233, l’Ordine dei “Servi di Maria” (Serviti), ispirato alla Madonna, vide la luce a Firenze per merito dei SS. Sette Fondatori e si distinse nei secoli successivi per l’intensa venerazione e la diffusione del culto dell’ Addolorata.
Papa Innocenzo XII nel 1692 istituì la solennità dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre.
Successivamente questa celebrazione passò al venerdì antecedente la Domenica delle Palme, finchè nel 1914 il papa Pio X la fissò definitivamente al 15 settembre, non più come memoria dei “Sette Dolori”, ma più opportunamente della “Beata Vergine Maria Addolorata”.
Nella devozione popolare, alla figura dell’ Addolorata, che vede in genere Maria in piedi accanto alla croce, vestita di nero per la perdita del Figlio, con una o sette spade che le trafiggono il cuore, si affianca la Pietà in cui troviamo la Madonna e Gesù insieme; la Madre sorregge il Figlio, adagiato sulle sue ginocchia, dopo essere stato deposto dalla croce.
Si può dire che il culto ai Dolori di Maria SS. Addolorata è tale che, soprattutto in Italia ed in Spagna, non vi è città o paese senza una chiesa o una cappella a Lei dedicata; ugualmente numerosissime sono le Confraternite poste sotto questo titolo, soprattutto quelle collegate all’ Ordine dei Serviti.
La città di Molfetta non fa eccezione.
Infatti nella chiesa popolarmente detta del Purgatorio (fig. 1), il cui nome originario è di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti, è radicato da secoli il culto ai Dolori di Maria SS. attraverso la venerazione delle due Sacre Immagini dell’ Addolorata e della Pietà (fig. 2).
Provvede a questo culto la Venerabile Arciconfraternita della Morte, istituita il 26 aprile 1613 con il titolo di Santa Maria del Pianto.
Il soprannome “della Morte” le fu attribuito nel 1614 allorchè la confraternita fu aggregata all’ Arciconfraternita romana dell’ Orazione e Morte, attribuendone a se il titolo di Arciconfraternita e lo stemma (fig. 3).
Scopo originario dell’ Arciconfraternita della Morte fu quello di provvedere alla sepoltura di quanti morivano in stato di totale povertà, ma già agli inizi del 1700 il culto all’ Addolorata ed alla Pietà presero nettamente il sopravvento.
Prescindendo da quella che è stata l’ evoluzione negli ultimi tre secoli, attualmente il culto dei Dolori di Maria SS. si svolge secondo quanto di seguito riportato ed ha tre momenti fondamentali dei quali i primi due possono considerarsi un tutt’ uno:
1) la Vestizione delle Madonne;
2) le Sacre Funzioni (Pio Esercizio a Maria SS. della Pietà e Settenario a Maria SS. Addolorata);
3) le Processioni (dell’ Addolorata il venerdì un tempo chiamato di Passione e della Pietà il Sabato Santo).
Durante tutto l’ anno le Sacre Immagini vengono custodite in una apposita teca situata in un vano piuttosto ristretto, accessibile direttamente dall’ interno della chiesa, chiamato “la stanza delle statue” (fig. 4).
Con l' Addolorata (fig. 5) e la Pietà (fig. 6), vengono custodite anche altre sei statue rappresentanti altrettanti personaggi della Passione: S. Pietro (fig. 7), la Veronica (fig. 8), S. Maria Cleofe (fig. 9), S. Maria Salomè (fig. 10), S. Maria Maddalena (fig. 11) e S. Giovanni (fig. 12), che vanno in processione con la Pietà il Sabato Santo, precedendola.
Queste statue, in cartapesta policroma, sono state tutte realizzate dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli, nell’ arco temporale di un cinquantennio che va dal 1906 al 1956, con la sola eccezione del volto e delle mani di Maria SS. della Pietà, che sono in legno e di cui si ignorano sia l’ autore che la provenienza.
Esse sono oggetto, per tutto l’ anno, di grande venerazione da parte della popolazione molfettese e di grandissima ammirazione da parte di chiunque le veda per la prima volta, essendo di grandissimo pregio artistico.

Il Pio Esercizio a Maria S.S. della Pietà

Nel pomeriggio del giorno successivo a quello delle Ceneri, la Pietà viene spostata dalla sua teca e, dopo essere stata rivestita di un altro velo, viene sistemata al lato dell’ altare maggiore.
Tutto avviene secondo un rituale che si svolge nel modo seguente.
Viene aperta la teca e il Cristo Morto viene sollevato dal grembo della Madonna. I due Componenti dell’ Amministrazione sorreggono il Cristo dalle gambe, mentre il Priore lo sorregge dalle braccia.
Una volta asportato, il Cristo viene collocato su un particolare supporto (fig. 13), creato appositamente per via delle braccia e delle gambe pendenti, onde non rovinare la statua.
La Madonna viene delicatamente portata fuori da quell’ angusto vano che viene chiamato “la stanza delle statue” attraverso la piccola porta di comunicazione con la chiesa (fig. 14) e sistemata nella cappella di S. Gaetano (fig. 15), dove verrà preparata per l’ esposizione.
Infatti, durante le prime quattro domeniche di Quaresima si svolge il Pio Esercizio a Maria S.S. della Pietà, esponendo la Sacra Immagine della Vergine che tiene in grembo il corpo esanime del Figlio.
A questo punto tutti quelli di sesso maschile vanno fuori dalla chiesa e con la Madonna restano solo le mogli dei tre Amministratori ed il Consiglio dell’ Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata con le quattordici Zelatrici; questa Associazione condivide l’ uso della Chiesa del Purgatorio con l’ Arciconfraternita della Morte.
Si procede, in questa occasione, al solo cambio del velo che, tra quelli in dotazione, viene in genere indicato dal Priore, anche se comunque la Madonna viene momentaneamente spogliata degli abiti comuni, per consentire di metterle sotto solo la biancheria inamidata che conferirà più vaporosità e consistenza all’ abbigliamento.
Terminata questa operazione, i confratelli possono rientrare in chiesa e procedere alla collocazione della Pietà sul lato sinistro dell’ altare maggiore, immediatamente dietro la balaustra (fig. 16), naturalmente dopo che i tre amministratori, con le precedenti modalità, hanno rimesso il Cristo in grembo alla Vergine.
Il Pio esercizio si svolge nelle prime quattro domeniche di Quaresima, è preceduto dalla S. Messa e consiste di cinque invocazioni a Cristo e alla Madonna, intervallate da tre vere e proprie romanze eseguite all’ organo e cantate da un duetto formato da un tenore e da un baritono.
Queste tre romanze sono:
“Questo è il Calvario e quella è la sanguinea Croce”, “Torni alle mura ingrate” e “Madre che il Figlio gemi”.

1) Quest’ è il Calvario e quella
È la sanguinea Croce
Su cui di scempio atroce
Il tuo Figliuol morì.

Ah rimirarlo oh! Come
Crescon gli strazi tuoi,
Raddoppia i colpi suoi
Lo stral che ti ferì.

2) Torni alle mura ingrata
Ove orme il Figlio impresse
E su quell’ orme istesse
Tu rivolgesti il piè.

Fu duol seguirlo in pena
Vederlo in tanto affanno,
Ma or maggior è il danno
Che più non è con te.

3) Madre che il Figlio gemi
Ritolto agli occhi tuoi,
Né più mirarlo puoi
Col nuovo tuo martir.

Mentre dolente e priva
D’ ogni conforto sei
Dolente io pur vorrei
I passi tuoi seguir.

Seguono il canto del “Vexilla” e la benedizione con la reliquia del Legno Santo. Al termine viene cantato il “De profundis”.

Il Settenario a Maria S.S. Addolorata

Il Settenario all’ Addolorata si svolge in tutte le chiese di Molfetta, con diverse modalità ed orari, ma le due chiese in cui viene più solennemente celebrato sono S. Stefano ed il Purgatorio.
Pur essendo il Settenario che si svolge presso S. Stefano praticamente uguale a quello che contemporaneamente si svolge nel Purgatorio, è senz’altro quest’ ultimo il più seguito e caro ai molfettesi, anche perché viene esposta la statua della Beata Vergine Addolorata che sarà poi portata in processione.
Il martedì antecedente l’ inizio del Settenario, nella chiesa del Purgatorio viene riposta nella sua teca la statua della Pietà (vedi quanto detto prima) e si espone quella della Addolorata.
Anche per questa occasione vi è un rituale particolare la cui centralità è rappresentata dalla vestizione della Vergine con gli abiti della processione, a cura delle mogli degli Amministratori della Confraternita, ancora una volta assistite dal Consiglio e dalle Zelatrici della Associazione di Maria S.S. Addolorata.
Nessun uomo può assistervi, così come le bambine e le donne nubili.
A proposito di questo rituale vi è un particolare di cui pochissimi sono a conoscenza e le cui origini o motivazioni, io stesso che sono il Priore dell’ Arciconfraternita della Morte, non conosco.
Quando la statua dell’ Addolorata viene rimossa dalla sua teca, viene da lì portata nella sacrestia dove, a porte chiuse, sarà vestita con gli abiti della processione. A spostarla dalla sua abituale collocazione sono i due Componenti della Amministrazione della Morte, che la prendono per la base, ed il Priore che la abbraccia a sé, ponendo il capo della Madonna sulla spalla, e con una mano ne copre il viso durante tutto il breve tragitto dalla cosiddetta “stanza delle Statue” alla sacrestia.
Perché il Priore debba coprire il viso dell’ Addolorata, lo ripeto, non lo so; so che si fa e basta … ma d’ altro canto il bello di tante cose è proprio quello di essere avvolte da un alone di mistero …
Una volta quindi sistemata la Madonna per terra, al centro della sacrestia (fig. 17), i tre Amministratori rientrano in chiesa dove con altri confratelli di fiducia allestiscono tutto quello che servirà per la esposizione dell’ Addolorata.
Anche questa volta, mentre la Madonna viene svestita dell’ abito ordinario e rivestita di quello nuovo, le donne presenti al rito recitano il Rosario.
Questa operazione, così come quella che avverrà la domenica delle Palme allorchè vi sarà la vestizione della Pietà, richiede moltissimo tempo, essendo ormai entrata nella tradizione una meticolosità a volte esasperante nella sistemazione della biancheria, dell’ abito ma soprattutto del velo.
I confratelli procedono al montaggio della croce sulla base processionale, rivestita di una sfoglia di oro zecchino, su cui verrà posta l’ Addolorata.
Terminata la vestizione molto tempo richiederà anche la sistemazione della “sindone” di tela bianca sui bracci orizzontali della croce, essendo a ciò preposte le stesse donne che hanno effettuato la vestizione dell’ Addolorata.
Nella stessa occasione viene montato su due appositi banchi collocati alla sinistra della cappella di S. Gaetano il baldacchino che, durante le processioni, seguirà le statue dell’ Addolorata e della Pietà, insieme al palliotto, alla croce e i due fanali che invece apriranno i sacri cortei (fig. 18).
Solo per la processione dell’ Addolorata ci sarà anche lo stendardo della Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata.
Il Settenario dura una settimana e si conclude il giovedì prima della processione. E’ articolato alla stessa maniera del Pio Esercizio alla Pietà ma, diversamente da questo, il Settenario si tiene anche la mattina, in forma meno solenne che la sera; consiste di sette invocazioni rivolte solo alla Madonna e di quattro romanze invece di tre, ugualmente cantate da un tenore e da un baritono. Queste non sono fisse, ma vi è un relativamente vasto repertorio di musiche che vengono eseguite alternativamente ogni sera, composte da autori molfettesi del tardo 800, quali Vincenzo Valente, Saverio Calò, Sergio Panunzio, Giuseppe e Francesco Peruzzi.
L’ ultima sera del Settenario, dopo il termine della Sacra Funzione, la banda esegue un concerto di sei marce funebri di fianco alla Chiesa del Purgatorio.
Altro particolare da ricordare è che sulla base della Madonna vengono montati i quattro fanali in argento che serviranno per la processione, solo la sera del mercoledì del Settenario, dopo la funzione, affinchè dal pubblico siano visti solo a partire dal giovedì (fig. 19).

La processione dell’ Addolorata

Il Venerdì antecedente la domenica della Palme, un tempo chiamato di Passione, e che in Spagna viene definito Viernes de Dolores, dalle sei del mattino fino alle undici, nel Purgatorio vi sono S. Messe ogni ora; generalmente la S. Messa delle 10,00 viene celebrata dal Vescovo.
A mezzogiorno la chiesa viene chiusa e si procede alla preparazione della Sacra Immagine dell’ Addolorata per la processione. Altro rituale, in chiesa e davanti a tutti, che vede il cambio del velo con quello della processione (anche in questo caso è il Priore che decide quale) ed il cambio dello stellario e dello spadino in argento con quelli in oro (fig. 20), prelevati il giorno precedente dalla Curia Vescovile, dove sono
depositati durante il resto dell’ anno, e custoditi provvisoriamente in casa del Priore fino a conclusione della Settimana Santa. Anche la “sindone” viene sostituita con un’ altra.
Anche queste operazioni vengono svolte non sempre con una certa celerità, quanto mai opportuna, visto che mancano solo poche ore allo svolgersi della processione; infatti alle ore 15,30 finalmente il portone viene spalancato per dare inizio al tanto atteso evento.
Precedono tre giovanotti in frak chiamati Stradari: essi aprono il sacro corteo.
Segue il palliotto, che è l’ insegna dell’ Arciconfraternita della Morte, nero con stelle in oro, indi la Croce con a latere i due fanali; questi simboli vengono retti da alcuni giovani confratelli incappucciati (fig. 21).
Subito dopo si colloca lo stendardo della Associazione Femminile, quindi le Socie ed i Confratelli; tutti reggono un cero.
Gli Stradari sono preceduti da un quartetto di musicanti che esegue una antichissima melodia avente un motivo orientaleggiante, in cui il rullo del tamburo, intervallato dal colpo ritmico della grancassa, fa da accompagnamento al flauto; alla fine di questo motivo, vi sono gli squilli di una tromba, quelli che costituiscono il cosiddetto “ti – tè”.
Intanto la banda, prendendo posto di fianco alla chiesa del Purgatorio, esegue nella mezzora che precede l’ uscita della Madonna, le marce funebri “I funerali di A. Manzoni” e “Jone”.
Poco prima delle 16,00 viene portato fuori il baldacchino, sorretto da otto confratelli, da sotto il quale, dopo essere stato innalzato, passerà il simulacro della Addolorata, portata a spalla da quattro confratelli incappucciati. Le note della marcia funebre “Sventurato”, del molfettese Vincenzo Valente, accompagnano l’ uscita della Vergine.
La processione si dirige subito in Molfetta Vecchia (fig. 22), uscendone dall’ Arco, per proseguire il suo lungo itinerario, che si svolge comunque tutto nella parte più antica della città.
Tutto terminerà intorno alla mezzanotte, dopo otto ore di processione, quando la Madonna rientra in chiesa con le note dello Stabat Mater.
E’ importante rilevare che durante l’ itinerario, vi sono molti punti fissi in cui vengono suonate sempre le stesse marce funebri, come ad esempio “Fatalità” quando la Madonna esce dall’ arco della città vecchia, “U’ Conza Siegge” in via Sigismondo, il “Triste Tramonto” al largo Domenico Picca”, lo “Stabat Mater” in via Annunziata ed alla ritirata, il “Simon Boccanegra” in piazza Cappuccini, il “Palmieri” ed il “De Candia” in via Margherita di Savoia e così via.

Il Sepolcro

Con la ritirata della processione dell’ Addolorata si entra nel vivo della Settimana Santa.
Nel pomeriggio della domenica delle Palme l’interno della Chiesa del Purgatorio diventa un vero e proprio cantiere: si inizia a realizzare il Sepolcro, quello che ora si chiama semplicemente esposizione delle Statue.
La statua dell’ Addolorata viene rimossa dalla base processionale dai tre Amministratori e, nella stessa maniera precedentemente descritta, cioè con il volto della Madonna coperto dalla mano del Priore, viene portata in sacrestia per essere spogliata dell’ abito della processione e rivestita di quello ordinario; terminate queste operazioni viene riportata nella “stanza delle statue” e ricollocata nella sua sede naturale.
Contemporaneamente, nella zona dell’ altare maggiore, vengono allestite le impalcature su cui verranno disposte le altre Statue, secondo un ordine più tradizionale possibile e con la Pietà al centro.
Nella navata della cappella di S. Gaetano intanto, divisa dal resto della chiesa da un grande drappo nero, si inizia la vestizione della Pietà, subito dopo che l’ Addolorata, è stata riposta nella sua teca.La vestizione della Pietà avviene con le stesse modalità della preparazione al Pio Esercizio, svoltosi nelle domeniche di Quaresima, solo che questa volta viene cambiato anche l’ abito e naturalmente il
velo nero con quello riportante fregi e stelle in oro che viene utilizzato durante la processione del Sabato Santo.
Sempre a proposito del citare episodi particolari e poco conosciuti, c’ è qui da riferire degli “sfottò” a cui viene sottoposto dagli amici, quel confratello che dovesse prendere in mano il gallo di S. Pietro (fig. 23), perché, si dice, che chi compie questo gesto non sarà estratto alla Bussola dell’ anno successivo, ove partecipasse al sorteggio per portare a spalla l’ Addolorata o la Pietà.
I giorni successivi saranno dedicati alla sistemazione dei candelieri e dei fiori, in modo che tutto sia pronto per il tardo pomeriggio del Giovedì Santo quando, dopo una breve cerimonia a porte chiuse, viene benedetto il Sepolcro (fig. 24) e alle ore 17,00 si apre la Chiesa ai visitatori.
Tutta la fatica occorsa per la realizzazione del Sepolcro si esaurirà nel volgere di poche ore, perché il giorno successivo, subito dopo il secondo passaggio della processione dei Misteri del Venerdì Santo, dopo mezzogiorno, la chiesa viene chiusa e si procede al disfacimento, al termine del quale le statue, riposte sulle loro basi, vengono già sistemate al centro della chiesa per la processione del giorno successivo.

La processione del Sabato Santo o della Pietà

Il Sabato Santo alle 11,15 si spalanca il portone della Chiesa del Purgatorio e, con le stesse modalità dell’ Addolorata, incomincia a prendere corpo quella che viene definita la processione della Pietà che però non si dirige nella città vecchia ma procede diritta per via Dante, chiamata il Borgo.
Apre il solito quartetto di musicanti, seguito dagli Stradari, dal Paliotto e dalla Croce con i due fanali; subito dopo la statua di San Pietro, portato dalla Confraternita di Maria S.S. Assunta.
A seguire la Veronica, portata dalla Confraternita del Carmine, S. Maria Cleofe, portata dalla Confraternita della Purificazione, S. Maria Salomè, portata dalla Confraternita della Madonna di Loreto, S. Maria Maddalena, portata dalla Confraternita dell’ Immacolata e S. Giovanni, portato dalla Confraternita di S. Antonio.
Durante l’ uscita delle Statue, la banda suona prima la marcia funebre “Gatti” e poi “Perduta”.
A mezzogiorno in punto la banda intona le note della marcia “Dolor”, allorquando compare sul sagrato della chiesa la monumentale immagine della Pietà, portata dai confratelli della Morte (fig. 25).
La lunga fila dei confratelli della Morte è chiusa dai tre componenti l’ Amministrazione (Priore, 1° e 2° Componente) che precedono immediatamente la banda.
Dopo “Dolor” viene eseguita la marcia “Patetica”, dinanzi alla casa del suo compositore Francesco Peruzzi, e la processione si inoltra per lo stesso itinerario di quella del venerdì precedente.
Alla ritirata, prevista intorno alle ore 21.30, la statua della Pietà viene portata a spalla dai sacerdoti, in cotta e stola, che la prendono in consegna poco dopo il mercato del pesce, in via Dante, in un punto chiamato “Chezzelicchie”, dal nome di un bar lì esistente moltissimi anni addietro.
Le note dello “Stabat Mater” suggellano la fine della Settimana Santa molfettese, allorquando dopo la Pietà vengono ritirate in chiesa le altre statue in ordine inverso a quello dell’ uscita e il portone viene immediatamente chiuso.
Quello che avviene poi nella Chiesa del Purgatorio, quando vi rimangono solo gli addetti ai lavori che sono l’ Amministrazione, alcuni confratelli di sua fiducia ed alcune socie “superstiti” dopo la grande fatica dell’ intera giornata del sabato Santo, è qualcosa che se ci si pensa a distanza di tempo, viene spontanea la domanda: “ma come ce la facciamo, dopo tante ore di processione?”.Infatti in tutta fretta, mentre le signore dell’ Associazione dell’ Addolorata e le mogli degli Amministratori spogliano la Pietà degli abiti della processione e la rivestono con quelli ordinari, alcuni confratelli smontano dalle basi le altre Statue e le ripongono nella loro teca. Contemporaneamente altri provvedono a riporre tutto il resto: bisogna tra l’ altro smontare dalle basi e riporli delicatamente, per non romperli, tutti i fanali, smontare il baldacchino e ripiegarlo per conservarlo, idem per il paliotto … insomma quello che può definirsi il colpo di grazia, dopo tanta fatica, comunque necessaria per preparare la Chiesa per la S. Messa della Resurrezione che verrà celebrata dopo poche ore, alle 11,00 del mattino.
A parole ciò sembra facile ma, dopo dieci ore di processione, e tenuto conto che queste operazioni iniziano all’ incirca alle ore 23,00 (perché dalla chiesa devono uscire tutti gli estranei, cosa che non è facile e non sempre viene recepita da tutti) e terminano a volte anche verso le 2,00 di notte, quando insorgono inattese difficoltà.
Un lungo anno deve a questo punto passare, prima di rivivere quelle stesse emozioni che ciclicamente segnano la vita di tanti appassionati di questa nostra grande e bellissima tradizione che è la Settimana Santa molfettese.
Si sarà sin qui notato che, nel parlare delle Funzioni e delle Processioni, sono stato molto dettagliato e, a questo proposito voglio rimarcare che il resistere alle ingiurie dei nostri tempi da parte di queste tradizioni, è dovuto proprio alla pedissequa ripetizione, anno dopo anno, di tutti i particolari riferiti (funzioni, gesti, musiche ed itinerari).
Rimuovere anche uno solo di questi tasselli, significherebbe iniziare un’ opera che un po’ alla volta, nel tempo, potrebbe essere demolitrice.

Bibliografia

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G. Amato – L. Pappagallo – C. Pisani, La chiesa di S. Maria de Principe e l’ Arciconfraternita della Morte, Ed. Mezzina, Molfetta 2003.
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A. Borrelli, Beata Vergine Maria Addolorata, sito internet http://www.santiebeati.it .
F. Stanzione, Articoli vari, sito internet http://www.lamiasettimanasanta.net .
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..................... A cura del dott. Francesco Stanzione - Priore Arciconfraternita della Morte
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